Eventi

SABATO 21 APRILE PIAZZA ATTIAS DALLE 17:00 IN POI
Centro Sociale Autogestito Itinerante SENZA DIMORA in:
"Autodeterminazione del Popolo dell'Attias e pensieri spontanei
sull'autogestione degli spazi sociali"
sangria - musica - giocoleria - arte di strada - consigli su come migliorare la propria vita :-)

MERCOLEDÌ 25 APRILE VILLA FABBRICOTTI
"FESTA DI LIBERAZIONE"
Centro Sociale Autogestito Itinerante SENZA DIMORA in:
" La Liberazione dell'Italia e la Liberazione degli spazi sociali:
riflessioni sui prati tra Nuove Destre e ricerca di autonomia"
cibarie - bevande - giocoleria - arte di strada - interventi & discussioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                   

 

 

 

 

 

 

Livorno ha da tempo una situazione particolare di disgregazione giovanile, sia come coscienza politica, che come libertà di espressione artistica e culturale.

Esistono tante realtà diverse, molte delle quali assimilabili per intenti, che nel loro isolamento non riescono ad adempiere ai propri obiettivi, e moltissime persone non riescono a dar spazio alle proprie idee.

Non ci sono, dai tempi del CSAO Godzilla, movimenti in grado di prendere una posizione autonoma su ciò che succede a livello locale, nazionale e mondiale.

Sembra essere la vittoria del "dividi et impera", esercitato da chi sfrutta quella mentalità individualistica prodotta dalla globalizzazione economico-tecnologica e dal consumo di massa.

E’ in questo contesto che un gruppo di ragazzi, all’inizio del settembre del 2000 inizia ad informarsi su come superare la situazione, comincia a interrogarsi e cerca di far nascere qualcosa.

Questi ragazzi partono da una grande inesperienza, e solo con il tempo, e con gli errori, matureranno una propria identità, una ferma capacità di valutazione e una precisa posizione radicale.

La soluzione di tutto sembra essere un centro sociale autogestito: uno spazio per riunire tutte quelle persone che vogliono cacciare via l’indifferenza da Livorno, che vogliono creare qualcosa di veramente sociale e anche culturale insieme, che vogliono occuparsi di politica di movimento, che non sia nè quella di partito né quella ideologicamente settaria.

Così a casa di uno di questi ragazzi il 26/09/2000 viene nasce il Movimento Spontaneo per gli Spazi Sociali Autogestiti.

I primi membri sono circa una ventina; vengono organizzati due raduni spontanei (27 ottobre e 18 novembre), con artisti di strada e musica, per reclamare la necessità di uno spazio per far incontrare le varie realtà alternative di Livorno.

La nostra è anche una denuncia verso la classe dirigente livornese, che nel corso degli anni ha creato spazi giovanili quasi del tutto inutilizzati, di cui usufruiscono solo un' elite scelta di associazioni che richiedevano quote partecipative non indifferenti: una lobby con orientamenti politici favorevoli. Posti che invece di aggregare, disintegravano la situazione ancora di più.

La nostra era una critica contro un associazionismo deleterio che, finanziato dal comune, svolgeva attività non di servizio pubblico, ma per pochi privilegiati.

Il centro sociale che avevamo in mente è invece completamente autogestito, libero, autonomo, e aperto ad ogni attività che abbia un risvolto culturale o sociale alternativo al sistema, in modo da non dividere le diverse realtà in una esasperata frammentazione, condizione intenzionalmente creata con lo scopo di evitare il sorgere di un movimento critico di massa.

Ma non si può opprimere per sempre: Seattle, Praga, Ventimiglia, Napoli valgono più di molte parole.

In seguito abbiamo avuto contatti con il Comune, in particolare con l’assessor Baldi, che ovviamente sembrava entusiasta delle nostre idee e che disse che avrebbe fatto il possibile.

In realtà ci voleva infilare in un altro suo progetto che prevedeva di usare un’associazione come referente giuridico (Ars Nova, associazione teatrale) con la quale inizialmente non avevamo nessun contatto.

La sua poca chiarezza ci giocò dei brutti scherzi; ci era stato fatto intendere che questa sarebbe stata quasi come un’associazione cuscinetto per via delle problematiche burocratiche che sussistono nel concedere uno spazio autogestito. Ars Nova però, fino all’ultimo, non era stata informata di niente.

Eravamo ormai a dicembre, quando il Movimento Spontaneo incontrò Ars Nova e fu chiarito il tutto: fu chiarito come l’assessore avesse fatto il doppio gioco, promettendo a destra e a sinistra. Alla fine si era tirato fuori da tutto, facendoci scannare con l’associazione per stabilire un accordo.

Il piano dell'assessore era questo: saremmo dovuti diventare un bacino di utenza per Ars Nova, dei semplici fruitori di quella futura struttura che è la Spica, saremmo diventati delle persone chiunque che vogliono usufruire di una struttura gestita dall’alto.

E’ così che il Movimento Spontaneo scese in via Ricasoli vestito di un lenzuolo e imbavagliato, per fare un sit-in contro chi pensava di metterci a tacere con false promesse e neutralizzandoci con un misero contentino lontano anni luce e opposto a ciò che avevamo chiesto.

Le nostre accuse erano contro la dirigenza comunale e in particolare contro l’assessor Baldi che, oltre a essere il nostro interlocutore, aveva fatto pubblicare un anno prima sul Tirreno un articolo nel quale affermava che avrebbe fatto aprire una struttura alla Spica per i giovani e gestita direttamente dai soggetti interessati, senza la direzione di nessuna associazione.

In seguito a una discussione promossa dalla Sinistra Giovanile sugli "Spazi per i Giovani" il signor Baldi venne accusato da parte del movimento di averci illusi, e di aver giocato sulla poca chiarezza, affiancandoci a dirigenti comunali incapaci e del tutto ignoranti in materia, che non ci conoscevano e quindi facevano fatica a seguirci, che ci chiedevano se partecipavano anche "i professori", come se noi fossimo una rappresentanza degli studenti medi!!

Fu accusato in base all’articolo che fece pubblicare sul Tirreno e su tutto quanto detto prima e a queste accuse seguì un "mea culpa" e la promessa di una stanza completamente nostra all’interno della Spica; era l’inizio dell’anno e non si è ancora fatto sentire. Intanto il centro giovani di Ars Nova diventa l'ennesima utopia: quei 400 mq ritrutturati forse resteranno inutilizzati, secondo un copione vecchio di decenni.

Dopo questi avvenimenti ci trovammo più consapevoli e più maturati, ma varie questioni all’interno del movimento erano da chiarire.

La dichiarata apoliticità, termine improprio e confuso, aveva creato troppi malintesi e fraintendimenti; il nostro carattere apartitico e il nostro tenere fuori le gabbie ideologie dei singoli per creare un movimento comune, non significava affatto un disinteresse sulla politica.

Bensì significava poterci accomunare ad una protesta comune contro le ingiustizie sociali, significava poter agire autonomamente, significava far politica nel senso più alto della parola: combattere il sistema senza interessi, senza binari, solo con le nostre forze.

Realtà di questo tipo si sono troppo spesso disintegrate di fronte a futili cavilli ideologici, che nascondono un alibi per quei soggetti che si definiscono "antagonisti", ma che giustificano il loro non-agire attraverso la presunzione di essere incompresi.

I punti base e inscindibili del movimento sono Autonomia e Autogestione: non acceteremo mai di farci propaganda di qualsivoglia partito o di persone "interessate", non porteremo altre bandiere se non la nostra, non vogliamo essere strumentalizzati e vogliamo costruirci la realtà nella quale vivere, in quanto noi soltanto possiamo sapere ciò che vogliamo; inoltre vogliamo risvegliare questo sentimento in tutti coloro che subiscono, che si sentono a disagio in questa società.

Per queste ragioni non potremo mai essere l’utenza di niente e nessuno, altrimenti si vanificherebbe tutto il lavoro fin ora svolto, sarebbe tradito tutto ciò in cui crediamo.

All'interno del movimento era scaturito anche un altro problema: che fare? quale cammino intraprendere? il dialogo con le istituzioni aveva dimostrato quello che sospettavamo da sempre: il silenzio, la calma piatta sono gli obiettivi di chi ha il potere.

Venne deciso quindi in assemblea che si poteva avere un centro sociale anche senza un edificio, che dovevamo far vedere al mondo che cosa avevamo intenzione di fare, cioè denunciare con le nostre attività un sistema che mette gli uomini contro gli uomini. Solo inquesta maniera potremo ottenere uno spazio fisico: agendo con forza, e non brancolando nell’inerzia dei centri giovani, dei partiti, dei circoli, ma ribellandoci alle censure e alle logiche dell'interesse.

Questa linea è un po’ un gatto che si morde la coda, perché per fare le cose nella maniera migliore e più efficace, servirebbe un posto, e per ottenere un posto bisogna anche dimostrare di avere una certa forza, che non è possibile ignorare.

Ma la storia ci insegna che le grandi conquiste sono state il frutto del lavoro instancabile di individui che hanno lottato per il bene comune, e quindi continueremo con le nostre attività senza aspettarci nulla, ma solo per dare un significato alle nostre vite.

Dopo i due raduni, il presidio del silenzio (20 dicembre), il movimento ha dato vita ad un Coordinamento Livornese Non Globalizzato assieme al Collettivo Anarchico Zero in Condotta, che ci è sempre stato a fianco, sin dall'inizio. Il suo primo atto è stato un presidio contro McDonald’s (15 marzo), che non voleva essere un attacco isolato, bensì una critica generale all’opera delle multinazionali, alla globalizzazione che ha come base la logica del profitto a tutti i costi, secondo la quale ogni politica gestionale, anche la più spietata con le economie e i lavoratori dei paesi sottosviluppati, con i dipendenti, con la salute di tutti i cittadini, con l'ambiente, viene giustificata dalla legge del denaro.

In questi giorni stiamo affrontando la questione dell'immigrazione, contattando gli stranieri che vivono al Livorno, con lo scopo di mettere in evidenza come questo fenomeno non sia nient'altro che un ingranaggio del meccanismo sfruttatore neoliberista, che gli immigrati vivono in maniera drammatica e disumana. Il nostro non è un tentativo di solidarismo fine a se stesso, ma una richiesta comune di diritti sociali inviolabili per tutti.

Un altro obiettivo è quello di allinearci, insieme agli altri gruppi interessati di livorno, al grande movimento mondiale di protesta contro la globalizzazione, creando un coordinamento locale capace di partecipare attivamente a Genova, in occasione del G8, ma soprattutto di informare la città riguardo i temi di base di questa protesta, in modo da sensibilizzare le coscienze e far capire che qualcosa è possibile fare per cambiare le cose.

Il Movimento Spontaneo sposerà d'ora innanzi la lotta per gli spazi autogestiti all'organizzazione di una base stabile e continua che trasporti i contenuti delle lotte del Popolo di Seattle nella realtà locale, e quindi nella vita di tutti i giorni, in un momento storico in cui il nostro paese sta prendendo una strada pericolosa, grazie all'inganno mediatico e al populismo della propaganda di forze politiche che prenderanno il potere grazie alla debolezza e all'inconsistenza della sinistra parlamentare.